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Il Bec di Mea domina l'intera valle
La val Grande è la più settentrionale delle tre valli di Lanzo, lunga circa 20 km, ampia e verdeggiante termina il suo sviluppo a Forno Alpi Graie, caratteristico abitato alpino circondato da una interessante cerchia montuosa dei valloni di Sea e dello Gura. Risalendo la valle e superato l'abitato di Chialamberto, l'aspetto della val Grande cambia, ovunque affiorano strutture rocciose immerse in un oceano verde. Su tutte spicca l'evidente Bec di Mea situato in posizione dominante sull'intera valle. Nei dintorni di Mea vi sono molte altre strutture più o meno evidenti come il Bec di Roci Ruta, i torrioni del Biollè, il Roc du Crot etc. insomma un piccolo mare di roccia. Proseguendo verso la testata della valle giunti a Forno Alpi Graie le possibilità di arrampicare sono offerte dal Roncet e dalle placche della California (solo per citarne alcuni), se invece ci si inoltra nel nascosto vallone che si apre attraversato lo Stura bisogna apprestarsi ad entrare in un luogo protetto da una specie di alone misterioso e alquanto inquietante, il vallone di Sea. Le strutture più evidenti furono esplorate già dagli anni settanta da parte di quel formidabile gruppo costituito da G.P. Motti con G.C. Grassi e compagni. Scomparso Motti, Grassi ebbe la grandiosa capacità di esplorare la valle in ogni angolo e realizzare stupendi e arditi itinerari. Pur avendo potenzialità simili alla vicina valle dell'Orco, oltre che condividerne la roccia, la val Grande non ebbe molta fortuna, gli arrampicatori ormai erano attratti dal mito del Caporal e del Sergent e solo pochi si avventuravano su queste rocce ormai divenute fuori moda. Attualmente grazie all'opera dei locali, primo fra tutti Marco Blatto, queste rocce stanno cominciando a ritornare nelle mire degli arrampicatori non solo piemontesi. La storia che avvolge certi luoghi e certe vie non poteva venir dimenticata e grazie all'opera di richiodatura e a nuove realizzazioni in ottica moderna, abbiamo la possibilità di scoprire un luogo che io definisco merviglioso e soprattutto non inferiore a nessuno dei miti come la vicina valle dell'Orco, basta saper vedere e apprezzare.
In più riprese ho visitato molte delle strutture presenti in valle, ma ho avuto la possibilità e la fortuna di scalare solo su alcune di esse. Il comprensorio del Bec di Mea è sicuramente affascinate sia dal lato arrampicatorio che paessaggistico. Dalla sua cupside alla mattina si può godere del primo sole e qualche baita abbandonata offre un buon posto da bivacco. Una menzione particolare merita il Sentiero Balcone che percorre a mezza costa l'intera valle con ottimi scorci panoramici e paesini incantati posti in posizioni meravigliose come Frassa o Alboni. Il sentiero perfettamente segnato con bolli di vernice rosso e bianco e con cartelli indicatori, corre ad una quota di 1500/1600 metri è facilmente percorribile da tutti. Altra ottima posibilità escursinistica è offerta anche dal vallone d'Unghiasse e da i suoi grandi laghi.
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AccessoAutomobilistico: Da Torino si imbocca la direttissina delle valli di Lanzo a Venaria Reale, oppure da Caselle si segue per Ciriè sino a Lanzo. Di conseguenza si sceglie l'uscita della tangenziale. Giunti a Lanzo si prosegue sino a Pessinetto dove superato l'abitato si svolta a destra giungendo in breve a Cantoira 749 m (5,5 Km dal bivio), altri 5 km e si giunge a Chialamberto 851 m dopo il quale si incontra Mottera e Pialpetta 1069 m, infine Forno Alpi Graie 1219 m dove la strada termina. (60 km da Torino)
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Superare l'abitato di Chialamberto proseguire sino alla frazione Bussoni dove si parcheggia l'auto. Dietro la chiesa seguire le indicazioni per il Bec di Mea segnavia rosso e bianco. Superare alcune case sino a superare un prato da qui a sinistra, tralasciando l'indicazione per Frassa. Una piccola parentesi il minuscolo abitato di Frassa la merita certamente essendo un vero gioiello di architettura alpina a ben 1800 m di quota, conserva infatti intatte molte baite e una stupenda chiesetta. Merita sicuramente una visita, chiusa parentesi. Il sentiero con ripida salita tocca alcune baite e prosegue nel meraviglioso bosco di faggi. Proseguendo si incontra la deviazione a sinistra per il Pera Lungi (45 min), dopo poco un altro cartello indica il Roc du Crot sulla destra. Adesso il sentiero prosegue con tranquilla ascesa in una faggetta meravigliosa in cui si staglia la Reggia di Asgard e il suo incredibile camino. Proseguendo si giunge alla base dei Torrioni del Biollè (60 min). Il sentiero continua da questi e conduce all'alpeggio di Mea posto alla base della cupside del Bec di Mea (75 min). Quota 1400 m circa - Esposizione Sud Via del CaminoPrima salita: G.P. Motti, G.C. Grassi, V. Pasquali, E. Pilotti, S. Vittone 4/11/1970 - Dislivello 120 m - Difficoltà: 5c (5b obbl.) Attacca alla fine della bella placca dove sale Arrivederci e Grazie (6a+). Il primo tiro non presenta particolari problemi (3c) traversa a sinistra e sosta su una cengia con alberi. Dalla cengia prosegue diritto su una bella fessurina (5b). Dalla sosta traversare su cengia a sinistra e proseguire diritti superando un piccolo diedrino (4c). Si è ora alla base del diedro che in alto si trasforma nell'evidente camino. Superare il diedro su tacchette (5c), proseguire nel camino in opposizione con uscita in bella spaccata (5b). La discesa può essere effetuata in doppia oppure continuando per facili rocce (2) sino in vetta. Da qui si imbocca il canale che si trova sulla sinistra e per tracce di sentiero si ritorna alla base della parete. Via BertaPrima salita: L. Berta dall'alto nel 1997 - Dislivello 120 m - Difficoltà. 6a (5c obbl.) Giunti alla fine del canalino posto sulla sinistra guardando la parete si notano gli spit sopra una cengetta. Il primo tiro supera una prima parte verticale (5c) dopodichè la parete si abbatte leggermente ed è possibile proseguire a destra (5b) superando una bella placchetta o a sinistra per uno strapiobetto che si congiunge alla placchetta (5b), sosta su larice da attrezzare, oppure spostarsi a sinistra su cengia sino a raggiungere la catena (scomodo, troppi rigiri di corda - 20 m). Secondo tiro: per gradoni (4a) si giunge ad un terrazzo inclinato posto alla base di una bella (ed ostica) fessura 20 m. Sosta su spit con catena. La fessura si presenta obliqua da sinstra verso destra, segue un tratto orizzontale e infine si verticalizza sino ad uscire su un ampio piano inclinato. La partenza è antipatica e sbilanciante (6a) raggiunto il tratto orizzontale le difficoltà diminuiscono leggermente anche perchè la fessura ora più larga si fa acchiappare meglio. Giunti ad un terrazzino si supera la parte verticale con incastro di pugno arrivando ad una sosta. Proseguire sull'elementare placca verso sinistra sino ad andare contro la parete dove si trova la sosta, spit con catena (40 m ). Proseguire verso l'evidente fessurone-camino, superarlo meglio sul lato esterno in quanto all'interno è alquanto scomodo e brutto ( io ho fatto così ! - 5b), superando una placchetta ben manigliata si giunge all'ultima sosta della via (30 m). Discesa in doppia sulla via, anche con corda da 60 m, oppure seguendo il canale di sinistra (consigliabile). Nota: Su tutti gli schizzi che ho visto sul lato ovest dovrebbe esserci solo questa via, ma durante la mia ripetizione ho notato sulla sinistra una bella fila di spit che salivano verso la quarta sosta. Inoltre dal terrazzo alla base della fessura si vedono dentro il diedro a destra alcuni chiodi, segno sicuramente di qualche remoto passaggio. Oggi 18 Febbraio 2004 alla luce del recente numero della Rivista del Cai posso tranquillamente affermare che la relazione qui sopra è compketamente cannata !!! Già ho scritto una marea di stronzate perchè in realtà ho fatto solo il primo tiro della via Berta, avendo poi per errore ho ingaggiato su "Masoko Tanga" e la sua fessura di 6c+ (cazzo se era dura, io l'lho suerata in A1 con l'aiuto di qualche friendino...). Non contento di aver fatto abbastanza l'ultimo tiro è sicuramente di "Ribelli si Nasce "... Penso che a trarmi in inganno oltre qualche neurone marcio sia stato il bel porcino che ho fortunatamente trovato alla base del larice esattamente sotto Masoko Tanga. Adieu CapucinPrima salita: M. Blatto e R. Saracco nel 1999 - Dislivello 60 m - Difficoltà max 6a Attacca a destra della via del Gruppo Utopistico con cui percorre parallelamente il primo tiro che offre divertenti placchette 5b. Sosta su fix, si affronta un passaggio atletico e sempre per belle placche si raggiunge la cengia, dove si possono affrontare i bei tiri qui presenti. Da destra: Cina Beach:Placca tecnica. (10 m - 6a) Fessura del Gruppo Utopistico:E' il quarto tiro della via del Gruppo Utopitico, bellissima una fessura offwidth, cioè più larga dei pugni, eccellentemente attrezzata a fix permette di provare l'emozione di diventare un nut. (10 m - 5c) Go Ghiani GoPlacca tecnica su minimi appigli, molto bello. (10 m - 6c+) Fessura Motti:Prima salita: G. P. Motti, P. Artero e G. F. Maffiolo nel 1970 - (25 m - 5c+) - Affronta la larga fessura con un passaggio iniziale ostico (sul 6a) Raggiunto un terrazzino sulla sinistra le difficoltà diventano più tranquille, a mio parere manca uno spit, portare un friend n°2 oppure un nut medio, proseguendo la fessura si abbatte il divertimento è totale. Merita la ripetizione per il gran nome che la firmò mel lontano 1970
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Il Pera Lungi è una bella struttura alta circa una sessantina di metri, attualmente può offrire solo due vie realizzate entrambe da M. Blatto nel 2000. La prima che si incontra è "Gott mit uns" 6a+ (5c obbl) esteticamente molto attraente su belle fessure. L'altra possibilità è posta sul lato sinistro della struttura. "I Caini" 5c (4c obbl), primo tiro su placca in aderenza, mentre il secondo offre una simpatica fessura alla fine della quale ci si può calare, oppure proseguire a sinistra per dieci metri uscendo sul sentiero soprastante nei pressi della Reggia di Asgard. Percorrendo il sentiero la Reggia di Asgard appare all'improvviso come un immane roccione alto 25 metri accostato alla parete retrostante. Quello che ne risulta è un camino sinuoso da cima in fondo che calamita lo sgardo, facendo apparire in secondo piano la parte restante della struttura. Quando lo vidi ne fui talmente attratto che non mi accorsi nemmeno che la via proseguiva, peccato. Il nome della via che sale il camino è "Una stella per Rinco..." 110 m 6b (5c obbl) L'attacco riserva la parte più difficile (6a+), raggiunto il camino lo si sale interamente in opposizione sino alla sommità (5c). Purtroppo sulla parte restante non saprei dirvi nulla. Sulla sinistra della stella c'è "Il ponte arcobaleno" anche di questa via facemmo solo il primo tiro, una bella placca di 25 m non difficile (5a) con uscita in dulfer (5b). La via prosegue con due tiri con difficoltà massime di 6c/A0 opure 6b/A0 obbl.
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E' una bella barra rocciosa molto invitante essendo la parte centrale abbattuta offre una arrampicata prevalentemente di placca su "cristalli" e funghetti. Chiodata interamente a spit fix da il buon M. Blatto presenta una quindicina di monotiri con difficoltà dal 4c al 6b+. Schizzo delle via alla base della parete.
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Via del NasoPrima salita: Gian Carlo Grassi e Gian Piero Motti - Gennaio 1969 - Dislivello 150 m, Difficoltà TD, 6c (5+ obbl/A0). Necessari 10 rinvii stoppers e friends, corde da 50 metri Bellissima arrampicata in grande esposizione, su roccia magnifica. La seguente via, non è stata ancora ripetuta da noi ma essendo molto interessante ho voluto comunque riportare la relazione redatta dalla Scuola d'Alpinismo G. P. Motti di Settimo Torinese Il progetto è nato nell'autunno scorso quando, salendo la Val Grande abbiamo alzato il naso verso il Bec di Mea. Da un sacco di tempo nessuno di noi era più salito lassu' ma scoprimmo anche che pressochè nessun altro era più salito su quei placconi di granito. Motivo: il sentiero era stato inghiottito dalla vegetazione ma soprattutto lo stato della chiodatura della via era rimasto tale e quale a vent'anni fa ed il tempo, che notoriamente non è galantuomo, aveva fatto la sua parte. Fu così che, anche per celebrare la nascita della Scuola e un po' per nostalgia dei bei tempi andati è nato questo progetto portato a termine nell'ottobre di quest'anno da Claudio Bernardi, Gabriele Bar, Gabriele e Giulio Beuchod, Max Demichela, Oreste Piotto, Giuseppe Giacomelli. Un particolare ringraziamento va alla Comunita' Montana delle Valli di Lanzo ed alla locale stazione del Soccorso Alpino per la collaborazione e l'assistenza che ci e' stata data. Criterio di chiodatura. L'itinerario e' stato attrezzato senza stravolgere la via, mantenendo le caratteristiche di impegno e di difficolta' originarie. Sí sono riattrezzate tutte le soste e sostituiti alcuni chiodi esistenti indispensabili per la progressione e per la sicurezza. Molti vecchi chiodi sono stati eliminati, altri lasciati dopo un controllo visivo e con adeguata ribattitura. Le fessure in linea di massima non sono state attrezzate per cui e' consigliabile munirsi di stoppers e friends. L?itinerario in questo modo si trova smagrito di qualche chilo di ferro a vantaggio dell'estetica (ad esempio: nel traverso sono stati rimossi otto chiodi arrugginiti e sostituiti con tre spits). La via e' inoltre allungata di un tiro (il primo) per evitare l'accesso originale invaso dai rovi e meno interessante. La via e' percorribile interamente in libera con difficolta' fino al 6c ma e' altresi' possibile utilizzare i chiodi sul posto per ripetere l'itinerario con le difficoltà originali (5+/A1). Abbiamo cercato di effettuare un restauro mantenendo lo spirito originario della via ma con gli standards di sicurezza attuali. A nostro giudizio ora la via è tornata ad essere un bell'itinerario classico, speriamo frequentato e non piu' abbandonato ai rovi ed alla ruggine come l'abbiamo trovato e come purtroppo si trova la maggior parte dei siti di arrampicata delle Valli di Lanzo. Riportiamo qui la relazione della via tratta da "Palestre delle Valli di Lanzo" di Gian Piero Motti - 1974. Ovviamente l'abbiamo ristrutturata in alcune parti. La relazione, molto dettagliata, e' un modo per rendere omaggio ad uno stile molto piacevole di descrivere gli itinerari forse oggi non piu' molto di moda. Accesso:Raggiunta la frazione Bonzo posteggiare nella piazza antistante la chiesa e imboccare Via de Amicis reperibile subito a sinistra dell'edificio sacro; La strada ora stretta, ora largha, si insinua nell'abitato con diverse curve, occorre percorrerla interamente (un centinaio di metri) fino alla sua fine in uno spiazzo.Da qui si piega decisamente a destra per una via discendente che si segue fino al numero civico 15 situato alla sinistra di chi scende. Sempre sulla sinistra parte un sentiero che costeggiando la casa passa sotto al muro perimetrale di questa sopra cui è dipinto un putto ; il sentiero è segnato da una riga rossa e si infila nel bosco verso destra, dopo pochi passi si incontra una freccia di legno con la dicitura "competitivo" bisogna lasciare la traccia principale per traversare a sinistra verso una costruzione in cemento armato. Passando accanto alla casa si reincontra la traccia maestra del sentiero che passa adiacente ad un muretto a secco che delimita un praticello. Facilmente sul muretto si individua un ometto che ci segnala l'esattezza della via oramai inconfondibile; si sale per tornanti nel fitto bosco fino ad incontrare in una curva a destra una deviazione molto tracciata che attraversa, verso sinistra, il bosco a mezzacosta. La deviazione non è segnalata ma è facilmente individuabile, dopo pochi minuti di traversata si giunge all'attacco della via. Nella parete spicca il settore centrale caratterizzato da un enorme tetto al di sopra di un grande placcone solcato da due fessure parallele. Sopra il tetto la parete riprende sotto forma di spigolo affilato ed elegantissimo, che muore sotto i lisci e panciuti placconi sommitali.A sinistra dello spigolo si nota un grande e profondo diedro che termina con alcune fessure nerastre tra rocce spiccatamente gialle; a destra dello spigolo la parete sì presenta con una successione di diedri e placconi chiusi da alcuni tetti obliqui.Il settore destro e' caratterizzato da un lungo ed imponente tetto obliquo, al di sopra di una verticale parete giallastra. Piu' in basso e piu' a destra si nota ancora una bella parete verticale solcata da alcune fessure diagonali. Bisogna portarsi alla base della parete, esattamente ai piedi del placcone sotto il grande tetto. Da Bonzo 45 minuti. La via supera il grande tetto nel suo settore destro, dove la sporgenza e' minore, raggiunge il filo di spigolo sopra il grande tetto e lo segue fedelmente fino in vetta. Itinerario: Superare a destra un masso fessurato e seguire il filo di spigolo fino
a raggiunge la comoda cengia alla base della placca solcata dalle due
fessure. S1 (6a, spits). Discesa:raggiungere il larice in basso a sinistra in un diedro (catena ) e calarsi obliquando a destra fino a raggiungere un secondo punto di calata posto dietro ad uno spigolo su una placca dieci metri sopra la sosta 6. Da qui calarsi verticalmente fino alla sosta 4, alla base del diedro al di sopra del grande tetto. Con una spettacolare calata nel vuoto, si raggiunge la cengia della sosta 1. Un' ultima doppia lungo il primo tiro porta alla base.
Bbliografia:"Tra il classico e il moderno" - Arrampicate scelte nelle Valli di Lanzo - M. Blatto, A. Bosticco e M. Rosa - Collana Roccia dell'Ovest n°1 - Giugno 2002 "Piemonte occidentale e Brianconnais" - Le più belle falesie dal Monte Bianco a Traversella e nei dintorni di Briancon - M. Scolaris e M. Blatto - Ed. Vivalda - 1999 "Granito e Calcare" - Alp n°144 - 1997 "Valli di Lanzo e Moncenisio" Escursioni ascensioni traversate trekking - G. Berruto - Ed. I.C.G. 1996 " Gran Paradiso e Valli di Lanzo " Le 100 più belle ascensioni ed escursioni - G.C. Grassi - Ed. Zanichelli 1982 Tavoletta n° 103 scala 1:25000 I.C.G.
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