Torre di Aimonin

Verso il magnifico diedro della via del Pesce d'Aprile

 

E' una bella struttura posta sopra l'abitato di Noasca di gneiss a grana fine. Offre vie di sviluppo massimo di 200 m. La struttura fu esplorata agli inizi degli anni settanta da Motti, Kosterlitz e Manera. Nacque così la famosa classica via del Pesce d'Aprile dove per la prima volta in Italia si sfruttò l'uso dei nut, da cui il nome della via. Il passaggio di M. Motto negli anni novanta portò alla creazione di itinerari molto belli ma al tempo stesso molto severi. Attualmente (2004) anche le vie classiche sono state rivisitate con soste a fix e con qualche fix lungo i tiri.

 

 

Accesso:

Noasca si trova in valle dell'Orco. Giunti a Courgnè ingresso stradale della valle, si segue la statale per Ceresole Reale, superato Pont Canavese, Sparone, Locana si prosegue per Rosone e infine si giunge a Noasca dove si parcheggia l'auto. Salire verso la cascata (cartello), girare dietro la chiesa e imboccare il sentiero che porta nel vallone di Noaschetta. Proseguire nel bosco sino ad un bivio, andare a destra (scritte su roccia) sino alla base della torre nei pressi dell''attacco del Pesce d'Aprile (20/25 minuti).

 

Oui, on dance le roc

Prima salita: E. Sordello e R. Steni 1999

Difficoltà: TD+, max 6a/b, 6a+ obbl.

Sviluppo: 130 m

Attrezzatura e materiale: Interamente spittata eventualmente qualche nut e friend medi. Due corde da 50 m oppure una da 70 m.

Esposizione: sud

Attacca sulla placca a destra del diedro della via dello Spigolo, supera un muretto verticale e sosta alla base del diedro della via del Pesce (6a+). Salire direttamente lo spigolo, molto disturbato dai licheni (passaggio molto antipatico) 6b/c, andando a sostare alla base di uno spigoletto. Si prosegue a sinistra per una bella fessura che si sale sfruttando le liste presenti sulla parte destra, uscita un pò svasa (6a) sosta comoda alla base dello strapiombo. Sulla destra è presente la via dello spigolo, si affronta lo strabiombo a sinistra sfruttando una fessurina da dita (6a+). Ora la parete si verticalizza si supera un bel passaggio di dita 6b, Gli ultimi 5 metri prima della sosta sono sprotetti e presentano difficoltà di 5c/6a. L'ultimo tiro presenta un muretto seguito da uno spigoletto (6a), infine con un simpatico diedrino si arriva in sosta. (Relazione aggirnata al 2001)

Discesa: In doppia lungo la via

 

 

Il Pesce d'Aprile

Prima salita: M. Kosterlitz, G. P. Motti, U. Manera, G. Morello e R. Bianco, il 31 Marzo 1973

Difficoltà: D+, max 5c

Sviluppo: 170 m

Attrezzatura e materiale: Parzialmente spittata, portare nut e friend sino al 3. Due corde da 50 m.

Esposizione: sud

Note: Bella e logica via di grande interesse sia storico che tecnico. Una delle arrampicate classiche più ripetute della valle dell'Orco. Originale il nome che deriva da uno scherzo fatto da Motti e Kosterlitz ai danni dell'altra cordata di Manera, Bianco e Morello in occasione della prima salita. I due salirono la via utilizzando per primi forse in Italia i nut, Manera su alcuni passaggi fu sbalordito dal vedere Motti e Kosterlitz che precedevano senza l'uso dei chiodi. Sino a che Motti non sventagliò un mazzetto di nut sul muso del perplesso Manera, da qui nasce appunto il nome della via.

Attacco all'inizio del canale a sinistra della torre, nei pressi del sentiero d'accesso, spit visibile.

L1, 4b: seguire una rampa che sale obliquamente verso destra (spit) proseguendo su cengia sino alla base di un diedro. Rinviarsi alla sosta presente sulla cengia e attaccare il diedro per la sua faccia destra. Il diedro non è attrezzato ma ci si protegge bene con nut e un friend n°3. Uscire a destra oltre lo spigolo pervenedo alla sosta su spit. Conviene non sostare alla base del diedro in quanto la lunghezza successiva determinerebbe forti attriti per le corde.

L2, 5a: Dalla sosta salire diritti per placca sin contro le rocce. Prendere un bel lamone e seguendolo traversare a destra (facile ma sprotetto sino al lamone) sino a che la lama si verticalizza (1 ch) superare la lama (1 ch) e uscire a destra sulla comoda cengia. Proseguire sulla cengia sino alla base del bellissimo diedro. Probabilmente questo tiro è una variante o fa parte della via dello Spigolo, riporto la descrizione della lunghezza data da M. Oviglia su Rock Paradise.

L2a, 5b: dalla sosta compiere una lunga traversata verso destra sfruttando una cornice più volte interrotta; incastrarsi dietro un blocco e raggiungere una cengetta erbosa sotto un muro chiaro e compatto. Salire a destra una lastra in opposizione e per placche facili pervenire alla cengia che dà accesso al diedro.

L3, 5c: salire la lama a destra che conduce nell'evidente diedro. La parte iniziale è più semplice (friend n°2), seguono poi due metri molto difficili (spit) da superare in dulfer con la fessura sul fondo spesso interrotta (friend n° 2.5). Il tratto seguente, pur difficile, si sale agevolmente sempre in dulfer ora netta (friend n° 2/2.5) sino a delle belle tacchette (spit) sulla sinistra e da queste in breve alla sosta posta sulla faccia sinistra del diedro.

L4, 5b: salire per fessura a destra, poi a sinistra, raggiungendo un evidente chiodo. Salire un diedro strapiombante, ben proteggibile (in posto 1 nut incastrato e 1 ch) . Superato il diedro (spit) salire obliquamente verso destra alla sosta nei pressi di un albero.

L5, 4c, 5a: raggiungere un albero, scavalcarlo (spit) seguire integralmente la magnifica fessura sovrastante, prima verticale, poi appoggiata, proteggibile con friend 1,5/2/2.5. Al suo termine salire per rocce rotte e cespugli (spit), attenzione ad eventuali massi instabili, ed uscire in cima sostando su alberi, oppure deviare a destra alla sosta su spit di Papaveri e Papere

Relazione aggiornata a maggio 2004

Discesa: a piedi o in doppia lungo una delle vie moderne.

 

Altri itinerari:

La via "Oui, on dance le roc" sale quasi parallela alla via dello Spigolo, ho potuto darle spesso un'occhiata per un pensierino futuro. Salita da A. Re e A. Bonino nel 1973 dovrebbe opporre difficolta di TD- max 5c, sviluppo 170 m, in parte spittata necessari nut e friend per integrare le protezioni presenti. Il primo tiro presenta un diedro nerastro ben proteggibile con nut. Mentre lo strapiombo del terzo tiro, dovrebbe essere più semplice di Oui, on dance le roc (sul 6a). Il tiro successivo molto carino sale per una fessura da integrare con friend medi, uscita su due fessure parallele sosta in comune con Oui, on dance le roc.

Anche la via del Diedro è stata parzialmente riattrezzata. La vera natura della struttura comunque è data dagli itinerari di Motto. Non per conoscenza diretta, ma le vie più meritevoli sono Papaveri e Papere, Sublime. Consiglio di consultare lo splendido libro di M. Oviglia Rock Paradise ed. Versante Sud. Oviglia ha fatto un lavoro eccellente con questa guida, che non è una lista di gradi e nomi di vie, ma come è nel suo migliore stile offre al lettore la conoscenza della storia, dei luoghi, dei personaggi. Riesce a trasmettere l'amore che lui deve avere per questi meravigliosi posti. Anche se non andrete mai a scalare nel Gran Paradiso la guida merita di essere letta e riletta per la cultura alpinistica che dalle sue pagine traspare.

 

Bibliografia:

"Rock Paradise" Arrampicate classiche, moderne e sportive nelle valli del gran Paradiso - M. Oviglia - Ed. Versante Sud - 2000

"Gran Paradiso e Valli di Lanzo" Le 100 più belle ascensioni ed escursioni - G.C. Grassi - Ed. Zanichelli 1982

"Gran Paradiso" Guida dei Monti d'Italia - E. Andreis, R. Chabot e M.C. Santi - CAI/TCI 1980

Tavoletta n° 101 scala 1:25000 I.C.G.

 

Qualche fotografia

 

'

L'ostico diedro del pirimo tiro

Sulla comoda cengia mediana

Francesco verso il diedro,

prima del passo chiave,

in splendida dulfer

   

e infine in sosta

Lo strabiombetto

L'ultima panoramica sosta

La fessura finale

 

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