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ovvero: Il Paretone
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Il Bric Pianarella, conosciuto nell'ambiente Finalese come Il Paretone, è la struttura più alta ed offre agli scalatori vie lunghe in un ambiente sicuramente interessante e spettacolare. Ottimo banco di prova per salite in montagna, ma anche luogo ideale dove assaporare il piacere di conoscere appieno tutti gli aspetti del Finalese. Caratterizzato da due grosse erosioni rosse, il Paretone è fatto a strati come una grossa torta. Il primo strato è costituito da un calcare poco lavorato dal colore grigio chiaro generoso di buchi e tasche di ogni sorta. Il secondo strato sembra la farcitura alle nocciole della torta, infatti è presente una fascia di conglomerato molto caratteristica e a sua volta antipatica. Il terzo ed ultimo strato è quello sicuramente più amato da noi arrampicatori. Qui si trova una roccia eccellente con gocce incredibili ed un'aderenza che in altri settori del Finalese si sogna, giusta ricompensa per chi ha la voglia di arrivare sino a qui. Personalmente provo un'attrazione particolare per le vie del Paretone. Sarà quell'alone di leggenda che avvolge qualche via, sarà perchè non ha molta attenzione dai climber che conosco, ma a me piace molto. Quando sei su quelle rocce e intravedi le cime degli alberi molti metri sotto di te mentre con le mani ravani dentro qualche buco e uno stupendo odore di origano e timo ti avvolge, beh in questi frangenti ripago le pene sofferte in falesia o sul muro di Punta Vagno e sono certo che un bel gelatone al Bar Centrale me lo sono proprio meritato.
StoriaDalla sua prima via nel 1972 ad opera dei fratelli Vaccari ad oggi, il Paretone ha avuto dagli arrampicatori periodi di grande fama alternati ad altri pieni d'oblio. Dopo la realizzazione degli itinerari più famosi e il periodo della loro salita in libera avvenuta negli anni ottanta il Paretone ha avuto un periodo di stasi dovuto all'avanzata del fenomeno sportivo. La richiodatura sistematica degli itinerari storici, pur rispettando in alcuni casi la chiodatura originale, ha dato nuova linfa e lo stuolo di arrampicatori sportivi si è timidamente affacciato alle sue roccie per gustarne i sapori e a volte saturando le vie più belle come la Grimonett o la INPS. Attualmente il Paretone sta vivendo una nuova vita con l'apertura di qualche itinerario con il trapano dal basso e con la chiodatura a golfari resinati di vie di stampo decisamente moderno. Descrizione dei settoriSi può dividere il Paretone in tre settori distinti: sinistro, centrale e destro. Il settore sinistro è delimitato a destra dalla grande erosione e a sinistra dal termine della parete. Qui troviamo vie lunghe al massimo 150 m su roccia non sempre bellissima in quanto si scala solo su due fette di Paretone evitando lo strato migliore. Tra le vie merita una ripetizione la Fivy (il primo vecchio sesto grado di Finale) e il suo esposto traverso a sinistra. Il settore centrale è quello dove si concentrano le vie migliori e più meritevoli di ripetizione, è la fascia di roccia compresa tra le due erosioni. Il settore destro è compreso tra la fine dell'erosione di destra e la parte restante della parete. Offre qualche via interessante come l'Amicizia e il Tempio della Gioventù Psichica (posta su una bella placconata) e altre di scarso interesse come la Via Lunga con numerose varianti e penso scarsamente ripetuta. Ancora a destra la parete perde di interesse e inoltre vige il dievieto di arrampicare essendo zona di rispetto per i rapaci. Tale divieto nato come autoregolamentazione è diventato legge regionale. AccessoUscire dall'autostrada A10 a Feglino, al casello andare a destra percorere la strada sino a incontrare sulla sinistra il bivio per Orco, il Paretone dovrebbe esservi già apparso continuare un centinaio di metri e parcheggiare nello slargo vicino alla cappelletta. Se arrivate da Finalborgo dirigersi verso Feglino seguendo le indicazioni per Orco poco prima del bivio per quest'ultimo sarete già al parcheggio sotto il Paretone. Nota: E' possibile subire furti nel parcheggio citato, al sottoscritto non è mai fortunatamente accaduto, ma forse un minimo di attenzione sarebbe necessaria... Dal parcheggio imboccare l'evidente sentierino segnalato da due triangoli rossi posto vicino alla cappelletta seguirlo sino ad una prima biforcazione sulla destra. Questa porta all'attacco delle vie del settore destro: Joe Falchetto, Calcagni, Mio Nome, Impedimento Sterico e Grimonett. Per la INPS, Gni e l'Amicizia è necessario risalire il canale posto sulla destra. Se invece si continua il sentiero principale giungendo contro la parete nei pressi del Muro dei GASP, sulla destra si nota una traccia in discesa che tra arbusti porta all'attacco di Catarifrangente, Menti Perdute, Gianni Pajer e Vaccari. Proseguendo la traccia ci si congiunge con lo spiazzo dove attacca la Grimonett. Continuando a seguire il sentiero con i due triangoli rossi si arriva all'attacco delle vie del settore sinistro (L'Autunno dei Moicani, Antro Vergognoso, Fivy)
DiscesaDall'uscita delle vie procedere verso nord nel bosco per tracce sino ad incontrare un evidente sentiero segnalato con un bollo di vernice blu imboccarlo verso ovest (sinistra). In breve conduce al sentiero con i due triangoli rossi e da questo alla base della parete (15/20 minuti). |
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VaccariPrima salita: E. e G. L. Vaccari 12/1972 - Dislivello 240 m - Max 6b, obbl. 5c, portare 14 rinvii- Note. E' stata la prima via aperta sulla parete. Scalata di tipo classico, ricerca con intelligenza i punti più deboli. Bella la parte superiore esposta, gratificante e facilmente azzerabile. Molti tiri sono corti, conviene unirli nella parte superiore dove la via presenta uno sviluppo più lineare. Attacco: Giunti al Muro dei Gasp, scendere verso destra per tracce ed arbusti sino a pervenire ad uno spiazzetto dove attacca la via, probabilmente segnata con una freccia sulla roccia. Primo tiro: affronta una placchetta che adduce tra qualche arbusto ad un diedro che si vince sfruttando la fessura di fondo piegare a destra su cengia e sostare su alberi (5c). Seguire una flebile traccia di sentiero verso destra sino a raggiungere sotto una fessura rossa la sosta. Secondo tiro: Salire il fessurino che offre prese favolosamente grosse (3+) sino a sostare alla base del camino. Terzo tiro: Salire il camino con un passo in opposizione molto stretto e uscire per gradoni (5b). Quarto tiro: Salire una rampa facile (2), continuando diritto si incrocia Joe Falchetto mentre a sinistra si giunge alla sosta alla base del pilastro della Pajer. Piegare a destra tra arbusti e terra sino a reperire la sosta. Quinto tiro: Placca articolata (5b) giungendo in cima all'evidente pilastro, a sinistra c'è il tetto della Pajer e a destra quello di Joe Falchetto. Sesto tiro: Si affronta il diedro che supera la parete al centro dei due tetti, stupendamente esposto roccia ottima, con difficoltà non continue di 6b. Settimo tiro: Diedrino (6a). Ottavo tiro: Proseguire su roccia meravigliosa sino ad un traverso orizzontale a sinistra sotto un tetto che si supera su gocce (6a+). Nono tiro: Placca a goccioloni (5b). Decimo tiro: roccia articolata (4)
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I.N.P.S.Prima salita: A. Cornacchia, D. de Marchi, G.Genzone, F. Leardi, P. Porcu, W. Savio, R. Tarroni 1/1980 - Dislivello 200 m - Max 6b, obbl. 5c, portare 14 rinvii - Note: molto bella meritevole e per questo molto ripetuta. L'attacco è segnalato da una evidente scritta sulla parete. Il primo tiro offre un diedrino facile (4c). Dalla sosta si prosegue a sinistra per una fessura unta e sfuggente (6b) dopodiché una placca a buconi. Terzo tiro: facile (5a) si giunge al margine destro della cengia sotto l'erosione dei "Rossi". Quarto tiro: (possibilità di unirlo con il terzo) si sale nell'evidente diedro sul margine destro dell'erosione su stupende rose di cristalli di quarzo (5c). Quinto tiro: placca a buconi (6a). Sesto tiro: superare la placca sovrastante (6a+) e con leggero traverso a sinistra si supera il pilastrino rosso sul lato destro (atletico, sosta possibile su chiodi), traversare a destra su placca a buconi e infine per cengia orizzontale si sosta vino ad un grosso leccio. Ottavo tiro: affrontare il diedro aperto con un unico passaggio ostico (6a), saltare la sosta e uscire direttamente in vetta per un facile diedro (5a)
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CatarifrangentePrima salita: G. Calcagno & soci 1977 - Dislivello 200 m - Note: Fisica la parte alta dove strapiomba molto, qualche tiro meraviglioso come quello del famoso traverso dove è presente anche la chiodatura originale (compreso il caratteristico tappo da lavandino !). Bella famosa e anche giustamente temuta, e se salita in libera tosta. Attaccare il primo tiro della Vaccari alla fine del diedro andare a sinistra (5b) . Secondo e terzo tiro. diedro interrotto da vegetazione (5b), sosta sulla cengia della grande erosione. Quarto tiro: Sale il pilastro in stapiombo con uscita in placca (6b) saosta alla base della stupenda placca bianca. Quinto tiro. Con traversata ascendente verso destra si scala la placca su crestine meravigliose, non difficile molto esposto (5c). Impossibile non pensare come sia passato Calcagno con gli scarponi di cuoio. sosta alla base di un diedro. Sesto tiro: Si traversa ancora a destra sino a superare lo spigolo su maniglioni (5c, tappo da lavandino in posto) per placca si arriva alla base della parete ora stapiomabante. Settimo tiro: Placca strapiombante a buchi (6c). Ottavo tiro: Strapiombo (6c). Nono tiro: Salire sino alla base del diedro obliquo, molto duro (6c+), dopo il diedro si abbatte e con facile arrampicata porta in vetta.
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Menti PerduteG. Garbi, M. Biscaldi, R. Cavalleris 2000 - Dislivello 210 m Attacco in comune con Catarifrangente andare a sostare a sinistra contro la parete su tre golfrari resinati. Il tiro che segue si presenta su placca a buchi leggermente strapiombante (6b+) continuare il tiro su placca a gocce (6a+). Terzo tiro di "spostamento" non presenta difficoltà dirigersi su cengia a sinistra contro il pilastrino sotto la placca di Catarifrangente, sostare. Quarto tiro sul pilastrino atletico (5c). Da qui noi continuammo sulla Pantera Rosa, ma Andrea che tornò a finirla dice sia stupenda e ben chiodata in modo tale da poter uscire anche in caso di pioggia (ritirata in doppia alquanto difficile). Quinto tiro: 6a+ Sesto tiro: 6c, Settimo tiro: 6a, Ottavo tiro: 6c.
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Gianni PajerPrima salita: A. Grillo, N. Ivaldo, M. Oddone 3/1980 - Dislivello 250 m Attacco con la Vaccari, risalito il diedrino piegare a destra sulla cengia sostare su alberi (consigliabile per evitare rigiri strani di corda) o reperire la sosta a golfari resinati con una traccia di sentiero alla base della parete. Secondo tiro: Salire la placca che adduce ad una lama, salirla sino a che questa muore conro un tettino, con bei movimenti spostarsi a destra e uscire su un terrazzo (5c/6a) sosta. Terzo tiro: Placca a risalti uscita sulla cengia alla base della grande erosione, la sosta è posta sulla destra alla base del pilastro (5c). Quarto tiro: Inizia superando un ostico passaggio (6a), prosegue con difficoltà più basse seguendo lo spigolo del pilastro, nella parte finale con bei maniglioni sul rosso si esce a destra in placca. Quinto tiro: Placca alla base del tetto passaggio singolo di 6b, sosta sotto il tetto. Da qui noi piegammo, a mio malincuore, su "Non ci resta che piangere" comunque i tiri successivi si presentano molto belli. Quinto tiro: tetto 7b, Sesto tiro: placca 6a, Settimo tiro: 6b, Ottavo tiro: 4c
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Non ci resta che piangereF. Bessone e L. Castiglia 1986 - Dislivello 100 m - Note: nome alquanto azzeccato, via poco ripetuta roccia nuova che a tratti si sbriciola sul tiro chiave. Giunti sotto il tetto della Pajer si piega a sinistra con un esposto traverso a maniglie (6b). Il tiro che segue si presenta con una placca verticale leggermente strapiombante su gocce appena pronunciate, il cordone sul passo più duro (7a+) non toglie l'impegno del tiro, che richiede un buon 6b+ obbligatorio. Dalla sosta salire su placca decisamente più scalabile con bellissimi movimenti (6b+/6c) sosta attrezzata, ma conviene proseguire per la placca abbattuta (5b) che conduce in vetta.
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L'Antro VergognosoPrima salita: A. Calosso, G. Oliveri, B. Schintu 5/1980 - Dislivello 80 m - Note: Attacca in comune con la Fivy, ma dopo pochi metri si stacca a sinistra. Io ho "ripetuto" (sarebbe meglio dire tirato ...) solo il terzo tiro per errore nella salita dell'Autunno dei Moicani. Primo tiro: 6a+. Secondo tiro: 6b. Terzo tiro: Si presenta con un diedrino aperto su roccia molto liscia avara di appigli e appoggi. Da affontare in aderenza (7a), chiodato a spit, uscita sul conglomerato alla base dell'ultimo tiro della Fivy.
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L'Autunno dei MoicaniG. Coppo, P. Porcu 3/1981 - Dislivello 150 m Non avendo bene in testa il suo andamento ci perdemmo alla fine del terzo tiro. Girovagammo un pò e affrontammo il terzo tiro dell'Antro Vergognoso. Non so se vi possa essere di aiuto... Primo tiro: Attacca a sinistra della Fivy per una placca insipida, se non si vuole tirare fuori tutto il materiale per cinque brutti metri conviene evitarla sulla sinistra per cenge. Secondo tiro: diedrino e placca in aderenza (6a). Terzo tiro: Risalti con chiodatura generosa, placca (5b) e diedro di roccia articolata. Si supera un albero e si giunge ad una cengia. Qui sulla sinistra nasce una fessura con chiodi e cordini, mentre a destra un misero golfare non fa capire dove la via voglia andare. Io sostai all'albero (anche perchè la corda faceva fin troppi rigiri) e si decise poi di andare a destra. Traversando orizzontalmente a destra tra arbusti erba e roccia rotta arrivammo ad un grosso albero alla base di una bella lama chiodata a spit. Vedendola capii di essere fuori via, ma quella lama così "granitica" era troppo attraente per me, recuperai i rinvii e salii. Inizia con una placca a tacche distanti (5c), presa la lama in dulfer si sale meravigliosamente (penso 5c) sino a che questa purtroppo muore, si piega a destra (golfare) e superato un murettino si giunge alla sosta del terzo tiro dell'Antro Vergognoso. Salito il quale si giunge con andamento a sinistra in una grottina all'interno della quale è nascosta la sosta. Si affronta l'utimo tiro della Fivy (5) per il piacere di arrivare in una grottina pensile posta in posizione veramente incantevole. Relazione canonica: L1: 5c risalti - L2: 6a placca - L3: 5b - L4: 4c placca vegetale- L5: 5b placca con lama- L6: 5b
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GrimonettPrima salita: A. Grillo e V. Simonetti giugno 1975 - Dislivello 240 m - Note: Bella, caratteristico e per questo famoso il tiro dei rossi. Molto frequentata Di solito la prima parte del primo tiro si evita a destra per un canalino giungendo a sostare su alberi. Il primo tiro è unticcio in fessura (6a) prosegue poi su placca a buconi. Uscire a destra per 5 metri su sentiero. Secondo tiro dulfer su lama (5b). Terzo tiro: diedro aperto e gradoni (5a) sino alla cengia. Sosta alla base del "tiro dei Rossi". Partenza cattivella ma il resto del tiro è un vero piacere, sempre ben manigliato con traversata ascendente verso sinistra porta alla base di un pilastrino molto esposto (5c). La via originale segue con traverso a sinistra e poi a destra le parti facili sino ad arrivare sotto lo strapiombo (sosta possibile alla base dello strapiombo). Affrontare lo strapiombo con decisione (per i meno decisi è a disposizione un simpatico cordino) necessita un bel bloccaggio (6b). Il tiro seguente prosegue ora con un diedro delicato (6b). Infine un facile tratto a risalti (5c) porta in vetta.
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GniCAI Alessandria 1993 - Dislivello 200 m - Note: bella in ottica sportiva è attrezzata con molti golfari resinati proprio per permettere una scalata rilassata. Portare almeno 15/16 rinvii la via è strachiodata e i passi sono facilmente azzerabili. Attacca a metà del canale che dà accesso alla INPS, cordino blu su albero ad indicare l'attacco. Primo tiro: placca ascendente a sinistra in mezzo agli alberi poi pulita sino ad uscire alla base di una placca verticale (5c). Secondo tiro: placca verticale a buone liste poi spigoletto (6c+). Terzo tiro: risalti e vegetazione (4) unibile con il secondo andare a sostare alla base del tiro dei "rossi" della Grimonett. Traversare di conserva a destra sulla comoda cengia sino ad un masso sopra il quale è situata la sosta con catena. Quarto tiro: partenza esplosiva poi segue lo spigolo dell'erosione al margine sinistro del diedro centrale della INPS in uscita a sinistra sino ad un terrazzino (5b). Quinto tiro: segue la placca sospesa a sinistra con movimenti delicati sui piedi (6c+). Sesto tiro: a destra sinoa prendere l'evidente placca che presenta i primi metri difficili, poi segue un pilastrino rosso andando a sostare sotto il tetto (6a+). Settimo tiro: traversare a destra e superare il tetto (6c+) poi placca sino alla sosta. Ottavo tiro: a destra su placca dapprima facile poi buone gocce, infine con movimenti delicati sui piedi si esce in sosta (6b+). Nono tiro: salire per placche lavorate e albero sino a individuare una placca che conduce alla vegetazione superiore, per arbusti si esce in vetta.
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Pantera RosaPrima salita. G. Calcagno 1978 - Dislivello 80 m - Note: alternativa alla parte superiore di Catarifrangente. Esposizione totale Sostare alla fine del pilastrino che precede la placca bianca dove Catarifrangente traversa a destra. Da qui proseguire su placca verso l'evidente fessura. Superarla con passsaggio molto sbilanciante (6c). Si esce in vetta per facile placca (5)
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