La bella parete sud ovest del Corno

 

 

Introduzione:

Il Corno Stella è senza dubbio la vetta più famosa, ambita e ricercata delle Alpi Marittime, nessun'altra montagna qui ha un fascino e carisma tale. Solo al pensiero che nessuna delle vie di salita è banale fa capire che ci troviamo davanti ad una montagna seria che si concede, come una bella donna, a chi saprà corteggiarla, scalarla senza brutalità gustando passo passo le molte emozioni che durante la scalata il Corno può sicuramente offrire.

La parete sud ovest del Corno Stella è alta circa 450 metri ed è costituita da gneiss generalmente compatto che garantisce un'ottima scalata. La verticalità delle sue forme è spezzata da una comoda cengia a metà parete che ne facilita l'accesso. Tale cengia divide in due distinti settori la parete, quello dello "Zoccolo", sottostante la cengia e il settore ad essa sovrastante definito settore della "Cengia Mediana". Impossibile non citare anche l'altra parete del Corno, l'ombrosa e repulsiva parete nord est, che con circa 600 metri di altezza domina il canale di Lourusa, accesso dal biv. Varrone.

A coronamento di tale bellezza il Corno ha anche i suoi satelliti, costituti dalla bastionata rocciosa della Catena delle Guide che crea una vera muraglia intorno al rifugio. La catena delle Guide è formata da sei cime distinte, da sinistra: Contrafforte quota 2710, Punta Plent, Punta Bifida, Punta Piacenza, Punta Innominata e Punta Ghigo. Su tutte queste cime vi sono numerosi itinerari spesso di stampo prettamente alpinistico, a parte alcune eccezzioni contano, purtroppo, rare ripetizioni, ma la vicinanza del Corno è tale da calamitare su di se oltre che tutti gli sguardi anche le scarpette di noi arrampicatori. Caso a parte è la Punta Ghigo, dove una discussa chiodatura da parte dell'ex gestore e guida alpina G. Bassignano del vecchio tracciato della via Ellena conta molte ripetizioni. Tale via denominata SuperEllena, riprende in parte il tracciato originale ed essendo di bassa difficoltà e attrezzata a spit ha riscontrato molti favori da parte degli scalatori. A fianco a questo discusso, ma apprezzato itinerario sempre Bassignano ha tracciato Operazione Commerciale una via di quinto grado con un singolo passaggio di 6a+.

Come se non bastasse alla destra del Corno troviamo la parete ovest dell'Argentera con itiniterari alpinistici sino a 800 metri di sviluppo, i contrafforti dell'Argentera con un ottimo e fine granito e infine la Falesia della Zuppa con ottimi monotiri attrezzati a spit.

Accesso:

Da Cuneo si raggiunge Borgo San Dalmazzo. Si segue per Limone, superata la stazione di Borgo S.D. si giunge ad una grande rotatoria, seguire per Valdieri-Parco Naturale delle Alpi Marittime. Risalire tutta la val Gesso, superare Valdieri, Sant'Anna proseguire sino a Terme di Valdieri. Senza entrare in paese prendere la strada asfaltata sulla sinistra (cartelli). La strada diventa in breve sterrata, ma con buon fondo. La si percorre sino ad arrivare al Gias delle Mosche, dove si parheggia e attacca il sentiero che sale al rif. Bozano, evidenti cartelli.

Avvicinamento:

Dal Gias delle Mosche (1591 m) si prende un sentierino che sale nel bosco con ripidi tornanti, sino a sbucare in un bel ripiano erboso. Il sentiero prosegue al centro del vallone dell'Argentera sino a che pega a sinistra e risale una faticosa pietraia. Con un ultimo percorso a mezza costa si giunge al rifugio Bozano (2453 m). Tempi: 2.15 - 2.30 ore dal Gias delle Mosche.

Punti d'appoggio:

Rifugio Bozano 2453 m tel: 0171 97351 Recentemente (2003) il rifugio ha cambiato gestione, adesso troverete un'atmosfera molto più spirituale...

 

Campia e il destino di una via...

Non ho mai creduto al destino, non credo che esista qualcuno o qualcosa che abbia già tracciato il percorso per ogni essere vivente dell'universo, ma a volte questa mia convinzione vacilla pericolosamente; quando c'è bel tempo dal lunedì al venerdì e sabato e domenica diluvia, oppure quando raggiungi uno stato di forma da far invidia a Yuri Chechi e il sabato mattina ti alzi con la sciolta perché la sera prima hai fatto un giro di troppo di caipirinha.
Anche a pensare alla Campia mi sta venendo il sospetto che un disegno cosmico sia stato tramato per far sì che Francesco ed io non si riesca a scalarla.
Ma iniziamo dall'inizio che è sempre il punto migliore per cominciare.
Agli inizi dell'estate 1997 ci eravamo resi conto che non avremmo raggiunto i brillanti risultati dell'anno prima.
Niente di sensazionale, ma per noi proletari dell'alpinismo/arrampicata, neofiti dei principianti, scalare tre vette in una stagione era stato un traguardo non da poco.
Quell'anno Francesco aveva vinto un concorso e per motivi di lavoro era a Roma da mesi perdendo le occasioni per scalare; io ne approfittavo allora per dedicarmi completamente alla falesia insieme all'amico Fabio.
Non potevamo però esimerci dal fare una puntatina in montagna e Franco, sempre aggiornato sulle vie stile alpino, decide che quell'anno avremmo scalato una grande classica; l'unico commento che mi venne da fare al sentire la notizia, non conoscendo minimamente il Corno Stella e la sua storia fu: A che ora ci vediamo?
Partimmo un venerdì pomeriggio e dopo un bivacco substellare alla partenza del sentiero che porta al rifugio Bozano, iniziammo a salire. Piccola sosta al rifugio per riprendere fiato, molto, e via verso l'attacco della Campia, attaccandola dopo aver raggiunto la cengia mediana del Corno con il sentiero.
Già dall' inizio ci accorgemmo che non eravamo a Cravasco, addirittura, forse, era la prima via lunga della nostra carriera e l'esposizione, le difficoltà tecniche e la chiodatura ci provarono fino a che, prima del passo forse più difficile della via, un traverso di V, ce la conigliammo ripiegando mestamente al rifugio.
Il giorno dopo ci lanciammo alla falesia della zuppa, poco distante, dove sicuramente ci trovavamo più nostro agio: brevi monotiri e ben chiodati.
Così passarono i due giorni al Corno Stella con la certezza che saremmo tornati, sicuri che con un po' più di confidenza all'esposizione e alle vie lunghe saremmo riusciti un giorno a realizzare questa grande classica.

 

Passano 4 anni in cui di cose ne sono successe davvero, e tante anche, ma il progetto Campia parte seconda non viene mai dimenticato.
Vie lunghe ne abbiamo fatte e in montagna ci siamo andati più di una volta perciò in piena estate 2000, dopo un costante allenamento alla storica Pietra Grande, ci viene da pensare: chissà se adesso saremmo pronti per la Campia?
L'unica cosa da fare è chiederlo direttamente a lei.
15 agosto 2000, piazzati due materassi sul tetto della macchina carica degli zaini e di materiale (stile profughi) si parte alla volta delle Terme di Valdieri. E sarebbe stato meglio fermarsi a fare i fanghi.
Saliamo al Bozano in notturna e la fatica viene ricompensata dalla visione del paesaggio circostante illuminato dalla luce della luna. La riflessione romantica la faccio adesso, ma quando ero lì a sputare i polmoni erano solo bestemmie.
Bivacchiamo sulla piazzola del rifugio in costruzione e il giorno dopo, non proprio di buon mattino, partiamo all'attacco del Pilastro di Oscar, una delle vie che permettono di superare lo zoccolo iniziale e portarsi sulla cengia mediana.
Come al solito, fossimo a Finale, al Muzzerone al Palazzetto dello Sport di Courmayeur, perdiamo almeno un' ora a cercare l'inizio della via, fino a quando il luccichio di uno spit fa capolino tra le rugosità della roccia indicandoci la strada e la nostra cecità (ci saremmo passati sotto venti volte senza vederlo).

 

Andrea sul primo tiro del Pilastro di Oscar

 

Iniziamo finalmente ad arrampicare. Forse chi legge queste righe, se non si è ancora rotto i coglioni, la Campia l'ha scalata per la prima volta a tre anni ancora con il ciuccio in bocca e in himalaya va e viene tutti i fine settimana, ma per noi grattatori di pietre, arrampicare come arrampicammo quel giorno penso non si ripeterà più. Otto tiri concatenati uno dietro l'altro, puliti, nessuna esitazione; alternandoci da primo a vicenda, manovre in sosta una volta tanto filate via lisce senza attorcigliamenti da rompicapo da settimana enigmistica.
Il pilastro di oscar forse è la nostra (mia e di Francesco) salita più bella mai effettuata in anni di "cordaaaa" ..."ehhh??" "..metti in tiroo!!!!" "molloooo???" " troppo distante, non passo.."vaffanculo te e le tue placche "
Quella mattinata sembravamo veri, anche se comunque impiegammo le nostre belle 4 ore per 200 metri di via.

Ma il destino, come si dice, era in agguato. Ripartiti per la Campia, certissimi che in una giornata di grazia come quella l'avremmo salita, affrontai il secondo tiro: esco da una pancetta e vedo il chiodo spostato in alto a sinistra rispetto alla mia posizione. Dato che l'ultimo rinvio era già troppo in basso per i miei gusti, decido di piazzare il solito cordino morale "abbracciandolo" ad una protuberanza appena accennata.
Riacquisto coraggio e continuo a traversare a sinistra di un metro circa fino a portarmi sotto il cordino, per afferrare con entrambe le mani una bella lamona. Confortato dalla presa tiro con forza per alzarmi quando tutto succede.
La lama mi viene incontro distaccandosi insieme a una porzione di roccia dal diametro di circa 50/60 centimetri.
A quel punto immagino in un lampo il volo che dovrebbe partire da un momento all'altro vista la precarietà del cordino e mentre attendo la caduta penso a Francesco di sotto che sta per ricevere il mio regalino, ma mi ricordo che per tutto il Pilastro abbiamo tenuto il caschetto. Guardo in basso e vedo la bandana rossa che gli fascia la testa e il pietrone accompagnato da una pioggia di detriti che gli passano a mezzo metro di distanza. Intanto mi accorgo che effettivamente non sono volato e che il cordino non era poi tanto morale.
Silenzio. In quegli attimi ho immaginato cosa poteva succedere al mio compagno e di conseguenza anche a me realizzando che per quel giorno il nostro bonus ce lo eravamo giocato.
Francesco insistette che avremmo dovuto proseguire, che se io non me la sentivo sarebbe andato avanti lui, ma io non volevo rischiare oltremodo la sorte.
Ritirammo al rifugio dove avevano sentito il botto e ci chiesero cosa era successo rispondendo che era stranissimo un distacco del genere su una via tanto ripetuta.
Il ritorno a casa si svolse tranquillamente e durante il viaggio ricostruimmo l'accaduto e convenimmo sul fatto che stavolta la Campia aveva dovuto ricorrere alle maniere forti per scacciarci.
Effettivamente non so quando si verificheranno di nuovo condizioni ideali come quelle perciò, forse, basta solo aspettare.
L'importante è non trasformare gli obiettivi in ossessioni: ogni volta che ci siamo trovati in momenti di difficoltà non abbiamo mai forzato la mano e abbiamo accettato i nostri limiti con un po' di rammarico ma con serenità.
Quel giorno le cose sono andate benissimo: abbiamo fatto una via come non la faremo mai e siamo usciti indenni da un incidente che poteva avere conseguenze molto gravi perciò il bilancio non può che essere positivo.
Lo scopo era scalare una via storica con un bel concatenamento, ma anche se non ce la abbiamo fatta abbiamo vissuto due giorni come piaceva a noi, immersi in un ambiente libero, aperto, lontano dalla confusione e dalle pressioni quotidiane. Sono quelle esperienze che ti permettono di ricaricarti e darti la spinta ad affrontare la vita di tutti i giorni perché dal lunedì al venerdì lavori pensando a dove sarà la prossima uscita.

Andrea

 

 
Campia

M. Campia, G. Ellena e R. Nervo il 15 luglio 1945

Sviluppo 150 m, cinque lunghezze difficoltà max 5c, via chiodata e molto frequentata.

Attacco nella parte più elevata della cengia mediana per rocce facili.

L1: 4b - L2: 5b - L3: 5c - L4: 5b - L5: 4a

 
De Cessole

V.De Cessole, J. Plent e A. Ghigo il 22 agosto 1903

Prima via aperta sulla parete a merito di J. Plent che superò il "mauvais pas" con grande abilità e audacia per l'epoca ...

Sviluppo 300 m circa, undici lunghezze ma alcune concatenabili con corde da 60, difficoltà max 4+, via attrezzataparzialmente a spit e con chiodi, possono essere utili nut e friends

Attacca dalla più alta terraza erbosa della cengia mediana, in un canale/diedroL1: 4 - canale diedro, passaggio in dulfer (spit) , 30 m

L2: 3 - proseguire per il canale sino a sostare sotto il tetto ad arco, 30 mL3/L4: 3 - traversare a destra sotto il tetto sino alla vena di quarzo (vari spit), è possibile sostare sulla vena (spite chiodo) meglio sarebbe prendere la sosta posta 4 m sopra la vena, 60 mL5: 3+ - diritti (spit) e poi a destra per roccia articolata, 30 mL6: 4+ - muretto lavorato poi fessura (2 spit, 2chiodi), 20 mL7: 4 - placca e roccia articolata, (spit), 30 mL8/L9: 3+ - a destra superando un spigoletto che adduce ad unaplacca lavorata, 60 m sosta su spuntoni

L10/L11: 3 - imboccare il canale e cercando i passaggi più facili si esce sul plateau sommitale, 60/70 m, sosta su spuntoni

 

Discesa dal plateau sommitale:

percorrere in discesa il plateau sommitale (attenzione ai molti sassi instabili) sino ai vari ometti che segnalano la calata in prossimità dell'uscita della via Campia (sulla sinistra scendendo). Dallo spit visiilespostarsi a sinistra (faccia a valle) per circa 7 metri sino a reperire gli ancoraggi di calata. Effettuare 3 calate da 50 m oppure 6 da 25m sino alla cengia mediana a cui si rimanda per la discesa.

 

Da segnalare:

Barone Rampante 200 m TD, 6b spit

Via dei Lupetti 300 m TD-, 6a spit

 

SuperEllena

Sviluppo 160 m, cinque lunghezze, difficoltà max 4+, via attrezzata a spit.

Attacca nella parte più bassa della parete, segue, con qualche variante su placche il vecchio itinerario di Ellena.

Discesa: in doppia lungo la via.

 

Pilastro di Oscar

Sviluppo 200 m, otto lunghezze, difficoltà max 5c, via interamente spittata.

Attacco alla base dell'evidende pilastro più meridionale dell'intera parete, spit visibile in alto su una placca.

L1: 5c - diedrino e placca, 30 m

L2: 5 - plsacca, 25 m

L3: 4b - roccia articolata, 25 m

L4: 5 - placca poi fessurina, 35 m

L5: 5c - strabiombo su lame, 30 m

L6: 3 - roccia articolata, 10 m

L7: 4b - placca. 30 m

L8: 4 - placca, poi cengia, 30 m

 

Francesco sullo strapiombetto del 5 tiro del Pilastro di Oscar

 

Regalami un Sorriso

Sviluppo 160 m, cinque lunghezze, difficoltà max 6a, via attrezzata a spit e con alcuni chiodi.

Attacca su una bella placca a sinistra del pilastro più basso della parete

L1: 6a - placca in aderenza, 30 m

L2: 4c - roccia articolata ma lichenosa, 35 m

L3: 4c - supera una placca che conduce ad un piccolo strapiombetto, 40 m

L4: 6a - traverso a sinistra e magnifica placca, 30 m

L5: 6a - placca molto bella sino alla sommità dello sperone, 25 m

La via si conclude. per raggiungere la cengia mediana si prosegue lungo due tiri di Giagugià:

L6: 5c - strapiombo a lame, poi placca lavorata, 35 m

L7: 5b - placce abbattute sino alla cengia, 35 m

Discesa: dalla cengia mediana

 

Rabdomante

Sviluppo circa 200 m, sei lunghezze, difficoltà massima 5, via attrezzata a spit soste con catene, dà accesso alla cengia mediana in corrispondenza del settore destro.

Attacca a destra del Pilastro di Oscar, sulla placca conpresa tra i due canali, spit ben visibile

L1: 4+ - muretto poi placca, 30 m

L2: 4 - placche, 30 m

L3: 5 - placca, diedrino, 30 m

L4: 4 - traverso verso destra, piccolo strapiombo poi placcha, 30 m

L5: 4 - traverso a destra verso la cengia erbosa, 20 m

L6: 3/4 - placca e murettino, 30 m

Discesa: dalla cengia mediana

 

 

Discesa dalla cengia mediana:

Dalla cengia mediana per canale con passi di II e III (doppia attrezzata con spit e catena) proseguendo percorrere la cengia verso sud e risalendo leggermente si incontrano gli evidenti segni rossi che conducono all'ancoraggio per la doppia da 50 m che permette di raggiungere il ghiaione sottostante.

 

 

Da segnalare:

Rambo-Rambo II 150 m TD, 6b+ spit

Giagugià 150 m TD, 6b+ spit

 

 

Bibliografia:

"Alpi Marittime" Alp n°203 - Marzo 2002

"Vent'anni di spit" - Alp n°183 - Luglio 2000

"Arrampicando a fil di cielo" Alp n°171 - Luglio 1999

"Arrampicate sul Corno Stella e Catena delle Guide" - S. Bassignano e F. Poggio - Agosto 1994 (Aggiornamenti presso il rif. Bozano)

"Montagne d'Oc" - A. Parodi, N. Villani e F. Scotto 1982 - CDA

 

 

 

 

Regalami un sorriso

 

 

Daniele sul terzo tiro

 

Francesco sul meraviglioso tiro in placca

 

 

Francesco sui tiri finali di Giagugià ...

 

... e sulla cengia

 

SuperEllena

 

 

Punta Ghigo

 

Daniele sul terzo tiro

 

In vetta con altri due avventori

 

 

 

Pilastro di Oscar e parte della Campia

 

Francesco sul primo tiro

Andrea lo segue

Andrea arriva sulla cengia

 

Il secondo tiro della Campia

 

 

Rabdomante e De Cessole
 

 

Paolo sul Rabdomante

 

in poca plastica ...

 

 

Paolo sul primo tiro della De Cessole

 

Il traverso sotto i tetti

 

... verso la comoda sosta

 

Il plateau sommitale

 

 

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