Gran Paradiso 4061 m

Parete Nord Ovest

La splendida parete nord ovest del Gran Paradiso

 

Introduzione:

Sin dalla prima volta che vidi questa parete, la mia mente cominciò a sognarla, a bramarla. C'è chi si attacca il poster di qualche bella donna in camera e chi appiccica nella testa l'immagine di un'avventura senza confini. Questione di gusti ... Quest'anno la fortuna ha voluto regalarmi qualche gioia. Altro che gnocche !!! La stagione era stata abbastanza propizia, anche se Alle continuava a resistere da più di un mese gli proponevo la salita alla "nord". Con la salita del Lourousa gli ho dato un piccolo schiaffo morale proprio per stimolarlo e cucinarlo a puntino. Infatti dopo il racconto delle mie vicende sul dopo-Lourousa, si è sbilanciato dicendomi di prenotare il rifugio. Detto fatto ! Pronti via il 30 e il 31 Luglio la parete ci offrirà la nostra avventura. I fatti che seguirono la decisione hanno influenzato poco la salita, per me era già iniziata forse da più di tre mesi. Il periodo per me non era dei migliori, avevo il morale a pezzi e dovevo sfogarmi nella fatica, cosa più lieta non avrei potuto fare.

Roberto ci accompagna, con l'intenzione di verificare le sue condizioni fisiche, ma in cuor suo sa che la sua presenza è importante sia per me che per Alle. Alla sera solo qualche volto gentile mi rallegra, la parete è tetra, sembra in brutte condizioni, brilla tutta è di ghiaccio. Non ci spaventa più di tanto e conveniamo di andare a vedere, ma in cuor mio sapevo che non mi sarebbe bastato. Sveglia e via verso il ghiacciaio di Levesciau. Zizzagando tra i crepacci giungiamo sotto la nostra meta. Le osservazioni si rivelarono azzeccate, ghiaccio dalla terminale in su e pure di cattiva qualità, duro e vetroso. Cazzo !!! Roberto anuncia il suo ritiro ci sconsiglia di salire e se ne va. Io e Alle ci guardiamo, sono istanti che si ricordano. Io dico solo di voler provare, sapendo che anche se salissi solo 50 m scendere sarebbe stato laborioso. Alle, bramava più di me, ma non se la sentiva di prendere la decisione, così mi dice solo di essere d'accordo. "Vai a vedere ...". Beh abbiamo visto 600 m di ghiaccio, spesso in condizioni orribili, la picca spaccava ed entrava male si saliva solo con i piedi. Dopo dodici tiri siamo usciti alle 14.00 !!! Ma i ricordi sono vivi e belli come non mai.

Siamo stati lentissimi, abbiamo sbagliato molto quel giorno ma siamo stati anche fortunati. Del resto avevamo una forma tale da poterne salire il doppio, però la parete ci ha comunque provato. Abbiamo sbagliato a salire, abbiamo sbagliato la condotta, avremo dovuto andare di conserva almeno sino a metà, abbiamo sbagliato la discesa ... insomma abbiamo fatto un casino incredibile, ma su una cosa sicuramente non abbiamo sbagliato: ci siamo divertiti come matti, e abbiamo vissuto un'esperienza molto positiva, un'avventura con la A maiuscola ed è questo che a me piace.

 

 

Prima salita:

C. Bertolone, F. Cappa e G. Giorda il 6 Luglio 1958

Impegno:

Da Pont al rif. Chabod 2 ore e mezza con 800 m di dislivello, da questo alla vetta 1300 m

Difficoltà: D

L'attraversamento del ghiaccio di Laveciau non è difficile, ma richiede un minimo di attenzione. La parete è alta 600 m circa con inclinazioni da 50 a 60° circa

Piaceri:

L'ambiente, parete e montagna grandiosi. Salire questa via è uno di quei sogni da avverare.

Punti di Appoggio:

Rif. Chabod 2750 m, offre 110 posti letto più 16 nel locale invernale. Tel: 0165 95574

Rif. V. Emanuele II, offre 130 posti. Tel: 0165 95920

Accesso:

Imboccare la Valsavarenche e risalirla. Tre km prima di Pont, ultima frazione della valle, superato il campeggio Gran Paradiso, parcheggiare sulla sinistra in uno spiazzo. Imboccare il sentiero che sale al rifugio Chabod e raggiungerlo in circa 2 ore e mezza.

Via di salita:

Dal rifugio dirigersi verso destra seguendo la condotta d'acqua che rifornisce il rifugio. Si continua a seguire la condotta sino a pervenire alla morena del lato destro orografico del ghiacciaio di Lavesciau (2790 m 30 min.). Da qui per ometti ed evidenti tracce si segue la morena sino a mettere piede sul ghiacciaio. Si risale il ghiacciaio, evidenti tracce spesso presenti, passando vicino a spettacolari seracchi sin sotto la parete. Superare la crepaccia terminale di solito sulla sinistra. Dalla terminale salire a sinistra dell'ormai inesistente seracco inferiore, senza percorso obbligato salire in direzione del grande seracco. Superarlo sulla sinistra e puntare direttamente al pendio sovrastante sino a sbucare in vetta.

Discesa:

Dalla vetta traversare verso la statua della madonna, con una piccola corda doppia (5 m) oppure con arrampicata in discesa (III) si giunge sotto la cupside della vetta tradizionale. Traversare lungo il pendio con evidenti tracce e percorrere la via normale. Scendere verso il rif. Vittorio Emanuele o verso lo Chabod a piacere.

Cartografia e bibliografia:

Tavoletta IGC 1:25.000 n°101

"Gran Paradiso e Valli di Lanzo" Le 100 più belle ascensioni - G.C. Grassi - Ed. Zanichelli 1982

"Gran Paradiso" Guida dei Monti d'Italia - E. Andreis, R. Chabot e M.C. Santi - CAI/TCI 1980

Altri itinerari:

Il versante est del Gran Paradiso è un mondo ancora incantato, in ambiente grandioso e solitario, attacco dal bivacco Pol che già richiede un discreto impegno per essere raggiunto.

 

 

Qualche fotografia

I magnifici tre: Francesco, Roberto e Alessandro

Simpatiche signorine al riposo dopo l'ascensione

 

Alle impegnato lungo i primi tiri

 

e verso la metà della parete

Verso la l'uscita

         

Verso la cresta sommitale

Francesco si riposa mentre Alle sale la bella cresta sommitale

Alle contento in cresta

Francesco sulla vetta del Gran Paradiso