Quanto spenderebbe di magnesite un 1000 piedi?

Molto, sulle vie di strapiombo dove conta la forza che hai nelle mani, meno nelle vie di tecnica, dove conta di più dove metti i piedi.
E se si mette a pensarci su, spenderà ancora di più in pillole contro il mal di testa.
Io di piedi ne ho due e quindi posso dedicarmi a rispondere ad una domanda forse più facile. O difficile (dipende da chi deve ricevere la risposta).
Perché arrampicare?
Sicuramente molti prima di me si saranno cimentati nel tentativo di rispondere e, o erano arrampicatori più forti di me, o erano scrittori migliori.
Perciò queste righe non hanno nessuna pretesa, se non quella di essere la scia che un pensiero lascia nel mare della mente il quale, essendo sempre agitato e solcato da migliaia di imbarcazioni diverse, cancella ogni traccia.
Subito mi verrebbe voglia di usare una tecnica che adopero molto spesso ultimamente e rispondo "Perché no ?"
E questo potrebbe essere abbastanza. Anche per farmi sommergere da migliaia di ragioni.
Invece voglio affrontare l'argomento in maniera diretta.
Cominciamo a rispondere con ordine: l'attività fisica.
Troppo importante nella mia visione della vita e del mondo. Mi ha sempre coinvolto fin da piccolo e la considero come un inno alla vita. Far muovere il proprio corpo seguendo delle finalità agonistiche lo paragono a una liberazione, a una danza al dio della vitalità. Gli influssi benefici che se ne ottengono, poi, sono indiscutibili.
L'ambiente: è importantissimo come gli scenari di un film dove possono determinare l'80% della buona riuscita della pellicola.
Non posso pensare a un corpo che si muove all'interno di una scatola chiusa perché altrimenti lo vedo ripetere sempre gli stessi monotoni gesti. Una sorta di alienazione simile a quella della vita quotidiana sul lavoro o nel caldo delle nostre tiepide case illuminate dall'onnipresente luce blu.
Anche se il campo si è ristretto sono comunque molte le cose, sport, i giochi che si possono fare all'aperto: perché arrampicare?
Probabilmente è una spinta istintiva e quindi è inutile cercare di analizzarla in maniera razionale, soprattutto dall'interno.
Ripensando al passato mi capita di ricordare di quanto, sugli scogli fosse più forte il desiderio di arrampicarmici che quello di tuffarmi.
Alcuni momenti in cui quel desiderio è stato più forte, poi, li ricordo molto bene e sentivo che mi serviva una ragione per farlo, una motivazione, ma dovevo farlo.
Durante gli anni, poi, crescendo in un ambiente che mi indirizzava verso altri lidi, la voglia si è assopita e se ne è andata in letargo, fino a quando, a 20 anni di distanza, come ha visto la possibilità di esplodere e dominarmi, si è risvegliata.
Inizia il gioco, o meglio, i giochi.
Si, perché non è solo l'arrampicata che ti frega, ma anche tutto il resto.
La natura, non in generale, ma quando si esprime sotto le forme di quelle rocce così provocanti e accattivanti che non possono far altro che spingerti a scalarle.
E arrampicarle diventa quello che per un pittore deve essere dipingerle.
Tu le osservi nella loro bellezza e senti che devi farci qualcosa con quelle creature. Un pò come avere davanti un animale e sentire l'istinto irrefrenabile di toccarlo e interagire con lui.
Non resisti a guardare e basta, devi essere parte di ciò che vedi, viverlo.
E per me vivere, interagire, appartenere a una roccia equivale a scalarla, giocare con lei come si farebbe con un cucciolo.
I Ragazzi. Non tutti quelli che lo fanno, anzi per la verità la maggior parte di loro non mi vanno molto a genio.
Io mi riferisco a quelli che lo fanno con me.
Alcuni li conosco ormai da decenni, si può dire?, e l'arrampicata è una delle cose che non ci ha fatto perdere di vista, ci ha fatto ritrovare e ci tiene insieme.
Alcuni me li ha fatti conoscere proprio l'arrampicata e di meglio non potevo ottenere.
La fortuna è che l'arrampicata è riuscita a diventare perno fondamentale e complementare, allo stesso tempo, delle nostre amicizie.
Gli eventi: dormire fuori, sotto le stelle, in un bivacco, sulle rive di un ruscello, in un rifugio, in tenda, in una grotta.
E poi mangiare zuppe da 15 min., bere tisane calde, vino buono, la cioccolata, i fichi secchi, il Dan'Up. Guardare le stelle, la nebbia, le albe, i tramonti, la luna, le vette, le pianure, le nevi, i ghiacciai, le grotte, il mare.
Incontrare i camosci, le salamandre, i ghiri, gli scoiattoli, gli scrittori, le farfalle, i contadini, i gheppi.
Camminare sotto il sole, sotto la luna, sotto l'acqua, sulla spiaggia, su un sentiero, una mulattiera, in mezzo ad antichi borghi.
E infine, o all'inizio, c'è il gesto. L'equilibrio che sta alla base di tutto. Equilibrio fisico che ti permette di progredire e quello mentale che ti impedisce di cadere e che è l'attrezzo più importante che ti puoi portare nello zaino.
Arrampicare e pensare solo ed esclusivamente a quello che stai facendo, perché tutto il resto del mondo, quando sei su un passaggio, scivola inesorabilmente nell'oblio.
Il corpo che si modella e danza su un pentagramma di prese e appoggi e si muove con eleganza e tatto. (per chi è capace).
Qualcosa di simile a quando suoni, credo. Sai che lo stai facendo bene quando te lo senti dentro.
Quando ogni gesto segue l'altro con estrema naturalezza.
A essere sincero non mi succede molto spesso di provare questa sensazione perché purtroppo il mio livello di arrampicatore è simile a quello di scrittore.
Non si può dire che io ARRAMPICHI come non si può dire che io SCRIVA, però ogni tanto mi piace provarci, perché, quando mi riesce a chiudere bene una via , oppure quando rileggi ciò che ho scritto e non correggo nulla , ho goduto anch'io.
Ci sarebbe molto da scrivere ancora, come ancora da arrampicare, ma chiedersi perché arrampicare è un pò come chiedere a un 1000piedi come faccia a camminare con tutte quelle zampe.
(Sarà per quello che si è messo a scalare pure lui?)

Andrea