Sensazioni

 

Questo è un periodo della mia vita sicuramente movimentato. Una serie di avvenimenti mi ha fatto vivere lunghe e profonde emozioni, a volte anche dure. Ma la vita è sicuramente bella anche se intoppi più o meno grandi vengono ad incrociare il proprio cammino. Uno di questi massi è grosso e pesante, tentarne la scalata o l’aggiramento sarà un lavoro ancora lungo e faticoso, ma troppo personale per poter essere condiviso. Di natura diversa è l’avventura capitatami sulla Punta Stella, dopo aver scalato il meraviglioso canale di Lourousa. Le emozioni che ho provato durante tutta la vicenda sono molto forti e forse solo adesso riesco a percepirne la natura. Certamente la solitaria al Lourousa mi è molto piaciuta, ho provato delle belle ed intense emozioni. Già dalla sera al bivacco il mio stato d’animo era ottimo, ma preoccupato come sempre è meglio essere della salita. L’ascensione mi ha regalato momenti stupendi culminati dall’uscita al colletto. L’urlo che usci dalla mia bocca aveva un enorme significato, un modo per scaricare la tensione dei due giorni precedenti ma non solo. Era un urlo di gioia, una grande soddisfazione per aver fatto ciò che molti temono o che non trovano la forza di fare. Una vittoria della determinazione nel seguire un obiettivo che solo con fatica e forza di volontà può sperare di realizzarsi. Del resto quel che probabilmente cerco in montagna non è la vetta intesa come nome da aggiungere ad una anonima lista, ma la concretezza nel voler raggiungere uno scopo che precedentemente è entrato nella mia mente. E’ una sorta di sfida contro se stessi, quando sei stanco, spossato ma vedi la vetta, il tuo obiettivo li sopra di te, capisci che solo quando sarai giunto lì le tue sofferenze si tramuteranno in gioia, gioia data dalla tua capacità di soffrire, di non lasciarti sopraffare da ciò che a casa hai giudicato fattibile.
Non credo che dopo l’esperienza della Punta Stella rinuncerò a compiere altre ascensioni in solitaria. Allora sei deficiente !!! Può essere, ma l’incidente lo giudico come una sfortunata nota in una gita stupenda. Certo il rischio è maggiore, ma vi garantisco che non sono pazzo. E’ difficile descrivere le emozioni e gli stati d’animo che ho vissuto, soprattutto se il lettore non è molto affine al mondo montano. Già alla mattina appena uscito dal bivacco quell’immensa volta celeste puntellata di migliaia di stelle mi aveva fatto capire che la mia scelta era quella giusta. Ad un tratto una stella cadente, un segno per me inequivocabile che la buona sorte era in squadra con me. Preparato lo zaino senza timore ho cominciato a risalire la faticosa morena, calzati i ramponi la mia attenzione era ormai dedicata al gesto. Man mano che risalivo la parte inferiore dello scivolo sapevo che andavo incontro ad un terreno in cui non si poteva più sbagliare un passo. Pian piano percorrevo la base della parete nord est del Corno Stella che si rivelava a me in tutta la sua imponenza. Nessuno, non c’era nessuno tutto il vallone era a me riservato come lo spettacolo che si stava per presentare era dedicato solo a me, o meglio ne facevo parte io stesso. Il sole cominciava ad incendiare le rocce sommitali del Corno, mentre le valli erano ricoperte da una fitta coltre di nubi. Solo il monte Matto e il Monviso sgusciavano loro attraverso per godersi il primo sole mattutino. Stupendo !!! Queste sono le cose che apprezzo in montagna, un’intera valle che manifesta la sua vitalità la sua fierezza in un istante e poi quando il sole è già alto nel cielo le forme e le vette ritornano a confondersi sembrando inanimate, ma un sorriso resta tra le creste e le pareti perché sanno che domani lo spettacolo di cui sono le protagoniste avrà un’altra ripetizione. Io davanti a loro allibito dalla loro interpretazione gioisco e mi impadronisco del loro sorriso che porterò a casa con me. Continuo a risalire il pendio, mentre i gracchi accovacciati nelle loro tribune applaudono e compiono il loro primo volo mattutino. La neve è dura, tiene bene, prendo la seconda picozza. La salita con due attrezzi mi sembra più sicura. Devo superare ormai solo la parte finale dello scivolo, quella più bella più difficile. Mentre salgo leggero con movimenti a triangolo, noto come la neve che rompo finisca in mezzo alle mie gambe, prendendo velocità va a riposarsi alla base del canale sulla morena. Cazzo ! ottocento metri di discesa, vedo distintamente la morena sotto le punte dei miei ramponi. Stupendo ... Il pendio è ripido adesso esposto mi sento libero e leggiadro come un uccello, sono concentrato sul gesto ma gioisco ad ogni passo. Mi piacerebbe poter vedere ciò che sto facendo, magari dal punto di vista dei gracchi che ogni tanto mi sorvolano. Chissà se mi vedono come un probabile spuntino o come uno strano animale impazzito. Forse anche io sto interpretando una parte nello spettacolo e loro gradiscono la mia presenza. Le picozze penetrano nella neve in modo eccelso, mai spesi così bene tanti soldi, sono quasi fuori, siamo alle battute finali gli ultimi passi e finalmente eccomi qui dove volevo essere. Mi volto indietro un sentimento di sorpresa mi invade nel vedere lo scivolo dall’alto. Grazie alle creste, alle pareti ai gracchi che mi hanno fatto partecipare come comparsa al loro spettacolo. Ma forse questa volta si sono divertiti talmente tanto anche loro che hanno pensato di prolungarlo in via del tutto eccezionale. La Punta Stella si offre a fare da scenario e allora via tutti in scena questo è uno spettacolo che non avrà repliche !!!

Francesco